DAY TWO: ARAPAIMA

Il secondo giorno parto di buona mattina e viaggio verso una zona rurale a circa un’ora e mezza dalla periferia di Bangkok. I ragazzi del Team sono impegnati con alcuni clienti e quindi oggi me la vedrà da solo! Obiettivo della mia visita è catturare un’arapaima con esche artificiali, prova non semplice perché pur essendo un predatore spietato, l’arapaima ha delle abitudini predatorie abbastanza peculiari.

Arrivati all’alba (il momento migliore per insidiarle) lo spettacolo è indescrivibile, le arapaima sono in piena attività, cacciano a pochi centimetri da riva producendo dei suoni inquietanti, sono infatti dotate di una lingua cartilaginea con cui una volta risucchiata la preda la stordiscono con uno schicco sul palato, producendo così quel suono terrificante. Il lago ribolle di vita e mi accorgo subito, dalla quantità di pesci che sale in superficie a respirare (l’arapaima respira aria atmosferica), dalle scodate e dalle cacciate che ne vedrò delle belle….

Vedo girare tranquilli nel sottoriva pesci in caccia che sono abbondantemente più grandi me, uno spettacolo impressionante! La pesca però è tutt’altro che facile, nonostante la pressione sia molto contenuta  giornalmente (gli unici ospiti siamo io ed un moschista Americano) è abbastanza costante durante l’anno, incannare un pesce, soprattutto a spinning non è per nulla facile. Convinto che i pesci più facili da stimolare siano quelli che cacciano nel sottoriva mi sposto lentamente lungo il perimetro del lago, lancio le mie swim sulle cacciate a distanza per non insospettire il pesce e inizio un recupero così lento da essere straziante!

All’improvviso lancio su un movimento d’acqua in corrispondenza di una lingua di terra che diventa poi un bassofondale, si scatena l’inferno! L’attrezzatura è la stessa usata il giorno prima per gli snakehead, canna da un oncia e mezzo, scorpion 201, treccia da 40 lb e terminale in fluoro dello 0.65.

Schiocco da accapponare la pelle, maremoto e partenza da formula uno, per i primi 15 minuti non c’è possibilità di controllo, il pesce prende solo filo senza fermarsi tant’é che riesce addirittura ad infilarsi sotto un ponte che collega i due bacini simmetrici e passare nell’altro lago, sono costretto a passare la canna ai ragazzi del lago che nuotando sotto il ponte me la riconsegnano dall’altro lato, per fortuna il pesce c’è ancora e al primo cenno di forzatura salta per intero fuori dall’acqua a pochi metri da noi, non mi ero reso conto della stazza del pesce fino a quel momento, sento esclamare UUUUUUUU big one, big one!… i ragazzi prendono la rete, entrano in acqua e si preparano ad usarla per mettere il pesce in sicurezza!

Dopo un tempo che non saprei quantificare, arriva lei!!! Un pesce bellissimo, enorme, che mi guarda con i suoi occhioni!

Ammetto che quando sono entrato in acqua e ho dovuto abbracciarla per “tentare di sollevarla” mi si è gelato il sangue e la prima cosa che mi è passata per la mente è stata “se questa scoda ci manda all’ospedale tutti e tre”.

A malapena riuscivo ad abbracciarla e ragazzi vi assicuro era veramente pesante (ho delle stime di peso ma è un segreto professionale ;)), qui fallisco miseramente nel tentativo di sollevarla completamente dall’acqua.

La giornata continua e progressivamente l’attività in superficie diminuisce, nel lago sono presenti altre specie, amazzoniche e autoctone molto belle, qualche pesce slamato, qualche cattura e poi ancora su una cacciata nel sottoriva….

Anche con questo esemplare il combattimento è all’ultimo sangue, perdi più siamo in una zona del lago più profonda e il pesce la usa decisamente a suo vantaggio!

Ecco un breve filmato dei momenti finali girato dalla guida locale 😉

https://www.facebook.com/video/video.php?v=283671718433700&saved

Voglio aggiungere una frase sola: non è stata pesca, è stata un’esperienza mistica!

Gran colpo per lo staff di pescareinsiam, una vera avventura. Ora, a letto presto per prepararsi ad una nuova impresa l’indomani!

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